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Nelle mani giuste

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Dall'autore di Romanzo criminale un nuovo romanzo-affresco che getta una luce nera sull'epoca in cui siamo tuttora immersi. L'epoca segnata dalle stragi di mafia. Sotto il segno della convenienza, persone diverse, con progetti diversi, si ritrovano a essere le pedine di un disegno folle. O forse no. Si tratta di consegnare l'Italia nelle mani giuste. Delitti e passioni si Dall'autore di Romanzo criminale un nuovo romanzo-affresco che getta una luce nera sull'epoca in cui siamo tuttora immersi. L'epoca segnata dalle stragi di mafia. Sotto il segno della convenienza, persone diverse, con progetti diversi, si ritrovano a essere le pedine di un disegno folle. O forse no. Si tratta di consegnare l'Italia nelle mani giuste. Delitti e passioni si intrecciano con bombe e affari. Una donna che doveva solo tradire trova il coraggio di amare. Mentre le vite e i destini si consumano, e la speranza si rifugia nel cuore stesso dell'inferno. In seguito, per quanto cercasse di frugare nella memoria, ripercorrendo passo passo i momenti di quella conversazione che non avrebbe esitato a definire "surreale", in seguito Stalin Rossetti non sarebbe mai riuscito a determinare con esattezza la paternità dell'idea. Era stato lui a suggerirla o il mafioso? O ci erano arrivati insieme, ragionando con diligenza matematica sui pochi elementi di valutazione dei quali disponevano? O era stata la disperazione a impossessarsi delle loro menti? Sta di fatto che a un certo punto l'idea si materializzò. Aveva la forma inconfondibile della Torre di Pisa. Il riflesso cangiante della Cupola di San Pietro nelle meravigliose ottobrate romane. L'eleganza composta e distaccata della Loggia de' Lanzi. Aveva il volto desiderabile della pura bellezza. Era la bellezza. La bellezza rovinata. La bellezza corrotta. Era l'Italia, in fondo.


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Dall'autore di Romanzo criminale un nuovo romanzo-affresco che getta una luce nera sull'epoca in cui siamo tuttora immersi. L'epoca segnata dalle stragi di mafia. Sotto il segno della convenienza, persone diverse, con progetti diversi, si ritrovano a essere le pedine di un disegno folle. O forse no. Si tratta di consegnare l'Italia nelle mani giuste. Delitti e passioni si Dall'autore di Romanzo criminale un nuovo romanzo-affresco che getta una luce nera sull'epoca in cui siamo tuttora immersi. L'epoca segnata dalle stragi di mafia. Sotto il segno della convenienza, persone diverse, con progetti diversi, si ritrovano a essere le pedine di un disegno folle. O forse no. Si tratta di consegnare l'Italia nelle mani giuste. Delitti e passioni si intrecciano con bombe e affari. Una donna che doveva solo tradire trova il coraggio di amare. Mentre le vite e i destini si consumano, e la speranza si rifugia nel cuore stesso dell'inferno. In seguito, per quanto cercasse di frugare nella memoria, ripercorrendo passo passo i momenti di quella conversazione che non avrebbe esitato a definire "surreale", in seguito Stalin Rossetti non sarebbe mai riuscito a determinare con esattezza la paternità dell'idea. Era stato lui a suggerirla o il mafioso? O ci erano arrivati insieme, ragionando con diligenza matematica sui pochi elementi di valutazione dei quali disponevano? O era stata la disperazione a impossessarsi delle loro menti? Sta di fatto che a un certo punto l'idea si materializzò. Aveva la forma inconfondibile della Torre di Pisa. Il riflesso cangiante della Cupola di San Pietro nelle meravigliose ottobrate romane. L'eleganza composta e distaccata della Loggia de' Lanzi. Aveva il volto desiderabile della pura bellezza. Era la bellezza. La bellezza rovinata. La bellezza corrotta. Era l'Italia, in fondo.

30 review for Nelle mani giuste

  1. 5 out of 5

    Gerardo

    E' un testo più maturo rispetto al ben più famoso 'Romanzo criminale'. Il primo, per l'appunto, era un romanzo e in quanto tale si concentrava sul ritmo serrato degli eventi che si accumulavano in maniera nevrotica. Il secondo, invece, per quanto non rinunci a un intreccio, risulta essere un lavoro molto più riflessivo. Di fatto, l'unica forma di intreccio capace di suscitare una certa suspense è il canonico 'triangolo amoroso' (Stalin, Patrizia, Scialoja). Ogni scena, invece, anziché essere scr E' un testo più maturo rispetto al ben più famoso 'Romanzo criminale'. Il primo, per l'appunto, era un romanzo e in quanto tale si concentrava sul ritmo serrato degli eventi che si accumulavano in maniera nevrotica. Il secondo, invece, per quanto non rinunci a un intreccio, risulta essere un lavoro molto più riflessivo. Di fatto, l'unica forma di intreccio capace di suscitare una certa suspense è il canonico 'triangolo amoroso' (Stalin, Patrizia, Scialoja). Ogni scena, invece, anziché essere scritta per il gusto della narrazione - come avveniva in R.C. - diventa rappresentazione di un modo di fare, di una strategia di potere, di una modalità di agire tutta italiana. E' un collage di vite stereotipate atte a rappresentare l'italianità marcia di un decennio che, però, non sembra voler terminare. E' un testo meno descrittivo, più metaforico. D.C. è passato da un testo ispirato dai film d'azione a un testo più letterario, in cui la narrazione è rappresentazione di un pensiero. Ciò, forse, lo rende meno accattivante, ma sicuramente più interessante. Ciononostante, il testo non è privo di alcune banalizzazioni: ad esempio, semplifica la complessità di un periodo come se questo fosse frutto dell'azione di un'unica mente: il Vecchio. In più, gli schieramenti delle varie forze di potere sono troppo netti, troppo chiari, come se D.C. volesse togliere il velo da un mondo che, così privo di protezione, sia effettivamente semplice e ovvio. In realtà non è così, ma credo che questa chiarezza stilistica sia dovuta alla volontà del romanziere di essere raggiungibile da un pubblico più vasto. Il tema del complotto, di gusto post-moderno, in Italia si fonde con narrazioni 'storiche', a testimonianza dell'essenza 'oscura' della nostra nazione. Perché quattro stelline? Perché D.C., forse non propriamente in maniera consapevole, ha cercato di sfruttare gli strumenti di un genere pop - il noir all'italiana - per rappresentare anziché una storia appassionante, degli schemi interpretativi utili a capire la nostra società. Sia ben chiaro: questi schemi sono semplice, non frutti di un genio, ma bisogna riconoscere che nel 2007 tante cose ancora non si sapevano o - meglio - erano state, all'improvviso, dimenticate. Per certi versi, ha portato un soffio di originalità nel panorama pop italiano. La differente costruzione dell'intreccio tra R.C. e N.M.G. mette in luce due mondi diversi: il primo era un mondo fatto d'azione, di persone che prendevano su di loro la responsabilità delle proprie scelte. Uomini che cercavano di avere una presa sulla realtà in maniera diretta, anche a costo di essere così violenti. Il secondo testo, invece, mostra un mondo che ha difficoltà nel comprendere la realtà circostante. Tutto si fa complesso, fumoso, ognuno è vittima delle scelte altrui. Nessuno esegue la propria volontà, tutti sono pedine di altri che decidono e comandano. Addirittura, gli unici due che sembrano avere il completo controllo delle proprie azioni, Stalin e Scialoja, in realtà sono pilotati dal 'fantasma' del Vecchio. La presenza del Vecchio dona, infine, un che di 'mistico' a questo mondo italiano, quasi come se fosse il paradossale dio di una religione profana e tutta materiale.

  2. 5 out of 5

    Paolo

    È vero, non è appassionante come "Romanzo criminale", non ha la stessa scrittura lucida e incisiva, e le caratterizzazioni dei personaggi, anche quelli che eredita da quel libro, appaiono più deboli e inconcludenti. Eppure, è un romanzo che va letto e apprezzato, perché si sforza di raccontare un pezzo di storia del nostro paese, una storia che sembra già lontana e pure ha caratterizzato gli ultimi venti anni della nostra vita. Magari qualcuno tra qualche anno riuscirà a raccontarla meglio, ma i È vero, non è appassionante come "Romanzo criminale", non ha la stessa scrittura lucida e incisiva, e le caratterizzazioni dei personaggi, anche quelli che eredita da quel libro, appaiono più deboli e inconcludenti. Eppure, è un romanzo che va letto e apprezzato, perché si sforza di raccontare un pezzo di storia del nostro paese, una storia che sembra già lontana e pure ha caratterizzato gli ultimi venti anni della nostra vita. Magari qualcuno tra qualche anno riuscirà a raccontarla meglio, ma intanto grazie a De Cataldo per averci provato.

  3. 5 out of 5

    GloriaGloom

    A questo punto credo che a scrivere Romanzo Criminale sia stato un ghostwriter, non trovo altra spiegazione.

  4. 4 out of 5

    Intortetor

    immagino che l'idea di scrivere il seguito di "romanzo criminale" fosse una tentazione troppo forte per de cataldo: il libro era ottimo, aveva avuto un enorme successo e il finale lasciava la porta aperta a sviluppi successivi. e difatti qui si riparte da scialoja alle prese con l'eredità del "vecchio", eredità che viene rivendicata anche da un altro personaggio, stalin rossetti, un tempo a capo di una delle strutture del "vecchio". nel nasce uno scontro sotterraneo, mentre in superficie l'itali immagino che l'idea di scrivere il seguito di "romanzo criminale" fosse una tentazione troppo forte per de cataldo: il libro era ottimo, aveva avuto un enorme successo e il finale lasciava la porta aperta a sviluppi successivi. e difatti qui si riparte da scialoja alle prese con l'eredità del "vecchio", eredità che viene rivendicata anche da un altro personaggio, stalin rossetti, un tempo a capo di una delle strutture del "vecchio". nel nasce uno scontro sotterraneo, mentre in superficie l'italia cambia attraverso tangentopoli e il vecchio sistema crolla lasciando aperte svariate possibilità. il romanzo funziona, la trama è avvincente, e tra le righe de cataldo prova a dare la sua interpretazione di quegli anni: però rispetto al precedente manca qualcosa, forse mancano abbastanza personaggi memorabili, forse c'è troppa carne al fuoco e sarebbe servito un altro romanzo gigante perchè così si perdono o non si sviluppano abbastanza situazioni e personaggi, forse semplicemente "romanzo criminale" è un'opera talmente bella che ogni possibile seguito (anche fatto benissimo come questo) finisce per deludere un po'...

  5. 4 out of 5

    Donkic

    Nel leggere questo libro sono partito con un certo scetticismo di base. Non adoro i casi in cui la storia si mischia con la finzione. O meglio, trovo che sia una commistione appropriata quando si parla di epoche lontane da noi, quando invece il periodo utilizzato è talmente vicino a noi da rasentare l'attualità più che la storia, inizio a sospettare che l'autore mi stia prendendo in giro. Per di più, qui si sta parlando degli attentati dinamitardi di stampo mafioso e della trattativa Stato-Mafia. Nel leggere questo libro sono partito con un certo scetticismo di base. Non adoro i casi in cui la storia si mischia con la finzione. O meglio, trovo che sia una commistione appropriata quando si parla di epoche lontane da noi, quando invece il periodo utilizzato è talmente vicino a noi da rasentare l'attualità più che la storia, inizio a sospettare che l'autore mi stia prendendo in giro. Per di più, qui si sta parlando degli attentati dinamitardi di stampo mafioso e della trattativa Stato-Mafia. Si cammina sulle uova. Ad ogni modo, l'argomento trattato mi interessava e ho deciso di affrontare comunque la lettura, consapevole di dover prendere con le pinze tutto quello che c'era scritto. E mi sono sorpreso a odiare questo libro, ma per motivi diversi. Di base, si tratta di una spy-story nemmeno troppo fantasiosa. De Cataldo ripropone un po' di cliché del genere e li maschera con eventi realmente accaduti. Il punto debole è lo stile utilizzato nella narrazione. L'utilizzo del narratore in terza persona onnisciente non è proprio quello che preferisco. Ogni volta mi sembra che mi stiano raccontando una storia e io non voglio che la storia mi venga raccontata, la voglio vedere con i miei occhi! Tuttavia molti autori riescono ad usarlo sufficientemente bene da mimetizzare la propria voce all'interno dei pensieri dei personaggi. De Cataldo non fa parte di questi. Si passa da un personaggio all'altro a colpi di monologhi interiori e quel che ne risulta è una narrazione affettata a colpi di puntini di sospensione e domande retoriche. Se questo si somma al fatto che la maggior parte delle scene di un certo peso all'interno della vicenda non vengono nemmeno mostrate e che la caratterizzazione dei personaggi va avanti bruciando aggettivi a tutto spiano, il risultato è piuttosto scarso. Tutto questo, di per sé, mi avrebbe portato intorno a un giudizio a due stelle. Il problema è che, nella mia percezione delle cose, non ho trovato soltanto un romanzo scritto malino, ma anche un certo autocompiacimento dell'autore per il proprio stile di scrittura. Autocompiacimento immotivato, tra l'altro. Non saprei come altro definire l'inizio del capitolo "Contatti & Contratti", con nient'altro che 23 righe di sei aggettivi e sostantivi, intervallati da virgole e punti, per ogni lettera dell'alfabeto. Una cosa del tipo: Artigiani, assassini, architetti, antifascisti, anticomunisti, artisti. Bari, barattieri, bravi, boiare e boiari. Cantanti, censori, cronisti, comunisti, confidenti e concussori. Tutto così. Per 23 righe. A che serve 'sta roba? E ancora, a De Cataldo piace da morire creare lunghi paragrafi di frasi corte ritmate dalla ripetizione del soggetto. Come, per esempio: Valeria era alta e aveva corti capelli biondi. Valeria suonava il clarinetto e abitava in una vecchia casa padronale dietro piazza Navona. Valeria portava camicette bianche e jeans neri. Valeria un giorno aveva detto ai genitori: andate al diavolo. Valeria era andata a vivere da sola. Valeria voleva essere libera. I genitori erano morti in un incidente. Valeria era tornata nella grande casa padronale dietro piazza Navona. Valeria aveva suonato il clarinetto per papà scultore e per mamma pianista. E continua così per altre 4-5 righe, che non riporto. Questa, secondo De Cataldo, è la caratterizzazione di un personaggio. Vi giuro che alla fine della lettura di quel brano ho dovuto rileggerlo due o tre volte prima di mettere a fuoco quello che avevo letto, perché tutto quello che sentivo nella mia testa era la cantilena ValeriaValeriaValeria. Tutto il romanzo è scritto così. E' un'impresa riuscire a finirlo. Il colpo di grazia, De Cataldo me l'ha dato utilizzando questo stesso stile in un dialogo: -Clinton sarà eletto presidente. Clinton suona il sassofono come i negri... oh, pardon, i neri... Clinton sbava per il papa. Clinton se ne fotte se in Italia o da qualche altra parte nel vecchio continente i rossi prendono il potere. Clinton guarda a oriente. Clinton è ammalato di buoni sentimenti. E giù così per un'altra decina di righe. ClintonClintonClinton. Ora, facciamo anche finta che far parlare un personaggio con la stessa "voce" del narratore non sia un errore di stile. Facciamo finta. Ma secondo voi, può esistere qualcuno che parla veramente così? Voi lo stareste ad ascoltare uno che parla così? Mah. Nelle mani giuste è una zozzeria senza appello.

  6. 5 out of 5

    Wu Ming

    WM1: Il biennio 1992-94, quello di "Mani Pulite", della fine del Pentapartito, del vuoto di potere, delle stragi mafiose, del tutti contro tutti, "assoluta libertà d'azione per chiunque", "tempi eccellenti per uomini abili e spregiudicati". L'arrivo della cosiddetta "Seconda Repubblica": ex-panchinari, zozzoni impresentabili, "banditi de strada". Sono entusiasta di questo libro, dei personaggi che ci vivono dentro, e soprattutto di come è scritto. Inizio con l'indicare la mia frase preferita, WM1: Il biennio 1992-94, quello di "Mani Pulite", della fine del Pentapartito, del vuoto di potere, delle stragi mafiose, del tutti contro tutti, "assoluta libertà d'azione per chiunque", "tempi eccellenti per uomini abili e spregiudicati". L'arrivo della cosiddetta "Seconda Repubblica": ex-panchinari, zozzoni impresentabili, "banditi de strada". Sono entusiasta di questo libro, dei personaggi che ci vivono dentro, e soprattutto di come è scritto. Inizio con l'indicare la mia frase preferita, che esplode a metà di pag. 92. "I camerati si erano lanciati sui libretti al portatore". Tesa e beffarda. L'uso del trapassato prossimo a indicare una cosa già data, avvenuta prima ancora che l'occhio potesse registrarla. Scatto fulmineo di tante mani: la Patria lascia il posto ai danari. I camerati in questione sono quelli inanellati a formare la Catena, livello ancor più segreto di Gladio, chiamato a combattere una guerra più sporca, e non meramente ipotetica, non nell'eventualità di una presa del potere da parte dei comunisti, chissà quando, bensì subito, adesso, giorno dopo giorno. In parole povere: gli attori della Strategia della Tensione (in senso stretto e in senso lato). Il loro coordinatore, tale Stalin Rossetti, ha appena dato il rompete-le-righe: dopo tanti anni la Catena si scioglie, fine dei giochi. I camerati si disperano, inveiscono, piangono di collera, qualcuno annuncia un beau geste per chiudere in bellezza, poi, come suol dirsi, "l'incidente è chiuso": la barca dell'onore va a cozzare contro la vita quotidiana. Finita la commedia, passiamo alle cose serie, scattano le mani ad afferrare gli sghei, la "roba". Un istante, la Catena requiescat in pacem. Cinque anni dopo Romanzo criminale De Cataldo ci consegna un libro lavoratissimo, dove quasi ogni frase ha la densità di un pulsar, non una parola appare disposta "in mancanza di meglio", ogni pagina comunica una sensazione di (dolorosa) indispensabilità: "Sono scritta così perché dovevo essere scritta così, sono necessaria in questa veste, qualunque altro modo di scrivermi sarebbe stato falso, conciliante, consolatorio." [La recensione prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropau… ]

  7. 5 out of 5

    Natalia Pì

    Avvincente, torbido, amaro e a volte sconcertante. Mi è piaciuto, l'ho letto a razzo e l'ho già consigliato a un po' di persone. De Cataldo è bravo a raccontare storie, a disegnare personaggi, trovo che sia veramente abile a creare situazioni e personaggi che siano verosimili. Per una come me, che negli anni in cui è ambientato il libro era molto giovane, è particolarmente interessante il modo - penso abbastanza documentato - in cui l'autore crea un'impressione di un'epoca in cui addirittura una Avvincente, torbido, amaro e a volte sconcertante. Mi è piaciuto, l'ho letto a razzo e l'ho già consigliato a un po' di persone. De Cataldo è bravo a raccontare storie, a disegnare personaggi, trovo che sia veramente abile a creare situazioni e personaggi che siano verosimili. Per una come me, che negli anni in cui è ambientato il libro era molto giovane, è particolarmente interessante il modo - penso abbastanza documentato - in cui l'autore crea un'impressione di un'epoca in cui addirittura una ragazzina di dieci anni riusciva a capire che c'erano grossi sconvolgimenti nel proprio paese. Non so come sia Romanzo Criminale, ma dopo aver letto Nelle Mani Giuste mi è venuta una certa voglia di leggerlo!

  8. 5 out of 5

    Procyon Lotor

    E' il seguito - assai pi� debole un po' raffazzonato e con troppe didascalie e lavagnette a gessetto - di Romanzo Criminale, comprato solo per sapere se la vox judici su alcune faccenduole di faccendieri italici concorda con quanto so. Facoltativo.

  9. 5 out of 5

    Deborah

    Bissare "Romanzo Criminale" era impossibile, e' stato interessante leggere questo romanzo sugli anni 90 e cercare di dare un nome reale ai personaggi... la personalita' dei protagonisti a volte potrebbe essere delineata meglio, sembrano poco verosinmli.

  10. 4 out of 5

    incipit mania

    Incipit L’uomo che dovevamo eliminare si faceva chiamare Settecorone... Nelle mani giuste incipitmania.com

  11. 4 out of 5

    Stojil

    Sembra quasi di non poter credere che sia stato scritto dall'autore di Romanzo Criminale, per lo stile completamente differente. Adatto ai tempi che narra.

  12. 5 out of 5

    Elena

    Un altro capolavoro di De Cataldo. Il seguito di Romanzo Criminale.

  13. 4 out of 5

    SurferRosa

  14. 4 out of 5

    Alberto

  15. 5 out of 5

    gizard

  16. 5 out of 5

    wuale!

  17. 5 out of 5

    MicheleC

  18. 4 out of 5

    Silvio

  19. 5 out of 5

    Andrea Rosselli

  20. 5 out of 5

    Jacopo Fiori

  21. 4 out of 5

    Marco Abbate

  22. 5 out of 5

    Federica Bosio

  23. 5 out of 5

    Walkabout 00147

  24. 4 out of 5

    gnn-cch

  25. 4 out of 5

    Giulia

  26. 5 out of 5

    Sprauz

  27. 4 out of 5

    Andrea Monni

  28. 4 out of 5

    Giovanni Ferrari

  29. 5 out of 5

    Tabata

  30. 4 out of 5

    LauraT

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